Descrizione
Tra le tante produzioni librarie de “La Bottega del Possibile” non era stata ancora realizzata quella che si potrebbe definire la pubblicazione “madre”, interamente centrata sulla cultura della domiciliarità. Un’opera a più mani che illustra la traduzione del lemma, il diritto e il significato che assume la domiciliarità per la persona a sostegno del progetto della vita. Un concetto e un significato che si sono via via arricchiti di nuovi contenuti e aspetti multidisciplinari, ma altresì, attraverso l’azione di ricerca continua e di elaborazione che “Bottega” ha svolto nel corso della sua storia. È nato così un libro per ragionare sullo stato dell’arte, ma anche per fornire elementi utili per affrontare le nuove sfide che attendono legislatori, cittadini e operatori impegnati nella cura delle persone, soprattutto di quelle che appartengono alle fasce più fragili della società.
Il termine domiciliarità viene coniato nel 1993 a Malosco (Trento) nell’ambito di un seminario dalla Fondazione “E. Zancan” di Padova. Non lo si trovava nei dizionari, ma neppure nella lingua e nella cultura della maggior parte degli operatori e degli amministratori. Nel 1994 viene fondata l’Associazione “La Bottega del Possibile”, che si pone come finalità la diffusione della cultura della domiciliarità. In questi 25 anni “La Bottega del Possibile”, sotto la guida di Mariena Scassellati Sforzolini, fondatrice e anima dell’Associazione, e poi di Salvatore Rao, attuale presidente, con l’aiuto e il sostegno di molti compagni di strada, ne ha fatto di cammino. Il termine e il concetto di “domiciliarità” è ora presente in molte disposizioni legislative e amministrative, in molti progetti operativi, nei dizionari specialistici.
Il libro, la cui redazione editoriale è di Francesco Aglì (che ha anche scritto due interventi) ha contributi di Andrea Canevaro, Luigi Ciotti, Carla Costanzi, Elvio Fassone, Fausto Lamberti, Pier Luigi Ossola, Salvatore Rao, Gabriele Righetto e Patrizia Taccani











